Caviale Made in Italy

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Caviale Made in Italy

Fino a non molto tempo fa, parlare di caviale made in Italy sarebbe stato un controsenso: grazie ai ricchi bacini del Mar Caspio, per decenni Russia e Iran hanno detenuto il predominio per un prodotto che, non a caso, viene definito ancora oggi il “cibo degli zar.

Eppure negli anni l’Italia ha aggiunto al suo ampio e invidiato portafoglio enogastronomico anche le pregiate uova di storione.

Merito soprattutto della bresciana Agroittica Lombarda, la prima azienda al mondo ad aver creato appositamente un allevamento di storioni su larga scala.

Afro ittica in meno di 40 anni, ha saputo unire lo storico approccio della produzione tricolore – una tradizione antica, che risale ai tempi del Rinascimento – con l’expertise russa e iraniana, diventando leader del settore con oltre 60 ettari di vasche dedicate all’allevamento di questi pesci (il più grande in Europa), 25 milioni di tonnellate di uova prodotte ogni anno (oltre il 20% del fabbisogno mondiale) e un fatturato che si aggira attorno ai 25 milioni di euro, di cui il 90% raccolto all’estero.

Il suo marchio o brand più pregiato, Calvisius, è sinonimo di qualità a livello internazionale ed è presente nei migliori ristoranti e gastronomie, oltre che nelle first class delle più importanti compagnie aeree come Lufthansa, Singapore Airlines e Cathay Pacific.

“L’oro nero”

Il salto di qualità arriva nel 1992 quando Agroittica scopre che dallo storione bianco è in grado di ricavare anche il pregiato “oro nero”.

In poco tempo in azienda si impara a estrarre e commercializzare un caviale di altissima qualità, lavorato con il metodo tradizionale russo detto “Malossol”, termine che significa a basso contenuto di sale e che permette di assaporare l’estrema delicatezza delle uova.

Nello stesso anno nasce anche il primo prodotto a marchio Calvisius, il Tradition, oggi il caviale più classico e apprezzato, le cui uova si fanno attendere almeno 12 anni e i prezzi superano i 2 mila euro al kg (meno di un terzo di quelli da sborsare per il Calvisius Beluga, caviale estratto dallo storione Huso huso e che impiega circa 20 anni a maturare).
Nel 1998 quando la specie viene inserita tra quelle a rischio estinzione dalla Convenzione di Washington (Cites). La decisione limita fortemente il business nel Mar Caspio di Iran e Russia, favorendo l’ascesa di Agroittica.

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Vendere ghiaccio agli eschimesi

Nel 2012 Agroittica debutta nel mercato russo a tre anni dal taglio delle ultime quote di pesca dello storione da parte di Cites: una decisione che rende, di fatto, illegale l’estrazione del caviale selvatico.

Il marchio Calvisius non entra nei confini di Mosca − un’importante azienda russa importa le uova di storione per poi utilizzare il proprio brand locale. Commerciare caviale in Russia è come vendere la pizza agli italiani o il ghiaccio agli eschimesi.

Si perchè la Russia è un Paese con una grande cultura e storia del caviale e della carne di storione.

Il successo del caviale si riflette nel consenso ottenuto anche in alcuni templi del gusto italiano e internazionale, come l’Albereta di Gualtiero Marchesi (celebri i suoi spaghetti al caviale), la bottega gourmet Dean & De Luca di New York e, più di recente, l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, appena nominata come il miglior ristorante al mondo.

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Il marketing del caviale

Agroittica è un ottimo esempio di cibo & marketing.

In primis perchè non si sono arresi davanti alle difficoltà, anzi con la loro determinazione ed intuito italiano, le hanno trasformate in un’incredibile opportunità di business, creando una nuova categoria (quella dell’allevamento dello storione bianco) nella quale si sono posizionati come leader mondiale con la creazione del brand Calvisius, in un mercato da sempre Russo ed Iraniano.

L’Italia è il Paese del “caos”, dove, se le intuizioni e le capacità imprenditoriali vengono unite al marketing sono capaci di creare, come nel caso del caviale, un prodotto di altissimo livello riconosciuto in tutto il mondo. Ogni volta che mi ritrovo a scrivere sulla creatività del Made in Italy, mi rendo conto di quanto potenziale abbiamo e di quante idee non vedono la luce per mancanza di strumenti e di competenze specifiche.

“Quando L’Italia scoprirà il marketing diventerà il primo Paese al mondo”

Buon business a tutti!

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