Street food 3.0

lampredotto

Street food: origine e storia

Lo street food, o cibo di strada, esiste da quando l’uomo crea i primi insediamenti urbani.
Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono agli albori della nostra civiltà, circa diecimila anni fa. I greci già descrivevano l’usanza egizia, tradizione del porto di Alessandria poi adottata in tutta la Grecia, di friggere il pesce e di venderlo per strada.

Dalla Grecia il costume è passato al mondo romano, arricchendosi e trasformandosi in innumerevoli varianti. Si possono ancora osservare, negli scavi di Ercolano e di Pompei, i resti ben conservati di tipici “thermopolia”, gli antenati del moderno “baracchino”. Erano una sorta di cucinotto che si affacciava direttamente sulla strada, adibito alla vendita di cibi cotti di ogni sorta, principalmente minestre di farro, fave o cicerchie. All’epoca la maggior parte delle abitazioni erano sprovviste di cucina. Il popolino si nutriva dunque per strada, rifornendosi dal più vicino thermopolium che proponeva vivande corroboranti alla portata di tutte le tasche.

Street food l’evoluzione

Il cibo da strada accompagna così l’evoluzione della nostra civiltà nel corso dei secoli, con discrezione, senza lasciare grandi tracce visto il suo stretto rapporto con la plebe. Eppure nel medioevo sono legioni, nelle grandi città, i banchi, banchetti e carretti che vendono a poco prezzo cibo cotto e cucinato per le vie anguste dei bassifondi. Come spesso accade però, è proprio nella povertà che l’ingegno umano da il meglio di sé e produce le immortali basi di una intera cultura gastronomica.

A questo modo nascono a Parigi i “pâtés”, o meglio “pâstés”, gli involucri di pasta contenenti varie farciture, in genere carni stufate o verdure, venduti per pochi soldi a garzoni e facchini che possono così nutrirsi mentre lavorano, senza alcun bisogno di posate. Daranno origine alla parola “pasticcere” e diventeranno, nel Rinascimento e nel secolo dei lumi, i trionfi delle tavole regali di tutta Europa sotto forma di timballi, torte salate e sfoglie di ogni genere ripiene di tartufi, piccioni e foie-gras. Uno degli street food più conosciuti è sicuramente il “Fish and chips, venduto per strada e avvolto nel giornale.

fish and chips

 

Street food baluardo della tradizione e della cultura alimentare

Lo Street food ha cambiato la sua funzione nel corso del tempo. All’inizio è nato povero dall’esigenza primaria di nutrire il popolino a poco costo, è sempre stato considerato di poco conto. Basta pensare al panino col lampredotto (trippa) venduto nei chioschi a Firenze, oppure la pizza altro emblema del cibo da strada, nato grazie ai napoletani che la vendevano nei vari banchetti sotto casa. La globalizzazione e la standardizzazione dei sapori, hanno ridato grande valore allo street food che diventa un vero e proprio baluardo della cultura popolare e del costume alimentare. Lo Street food di oggi identifica e distingue un territorio, la sua tradizione creando nuove ed avvincenti opportunità di business, soprattutto in Italia dove ogni angolo è ricco di cultura e storia che aspetta solo di essere vissuta e raccontata.

Street food 3.0

Lo street food 3.0 risponde a pieno alle nuove esigenze di consumo e di esperienze legate intorno al cibo. Il trend della riscossa arriva paradossalmente proprio dalla terra che ha inventato il junk-food, cioè gli Stati Uniti, dove i food truck più in voga sono oggetto di ogni attenzione da parte di gourmet sempre più esigenti e media specializzati. Grazie alla diffusione della street food in Europa, stiamo assistendo alla rivalorizzazione di spazi abbandonati e dimenticati, come i mercati centrali, stazioni, siti industriali, lasciando il posto ad un nuovo modo di vivere il food.

Nuovo per modo di dire perché il cibo è stato sempre un catalizzatore capace di creare convivialità, allegria, apertura e predisposizione alla relazione, gioia e voglia di trascorre del tempo di qualità in compagnia di bella gente. Paradossalmente nell’era di internet e della comunicazione virtuale, sempre più persone ricercano spazi e attività dove vivere esperienze autentiche e perché no “multidisciplinari”, luoghi dove fondere il cibo con intrattenimento musicale, cultura, sport e tanto altro. A testimonianza di tale pensiero basta pensare al gran numero di Street food festival che vengono organizzati in giro per l’Italia e nel mondo. Ecco che nella ciclicità della vita, il cibo di strada sta tornando ad essere il protagonista ed attore principale di un nuovo trend di esperienza gourmet e di pura e semplice convivialità.

street food festival

Il cibo di strada come modello di business

Il cibo di strada 3.0 è l’espressione dell’identità di un popolo e della propria civiltà gastronomica. A mio avviso lo street food è un gran bel modello di business, capace di creare una catena del valore per sostenere e sviluppare l’economia interna di tante regioni. Vediamo il perché: lo street food richiede altissima specializzazione nella scelta e nella preparazione di qualcosa di unico e di super “succulento”.

Grazie a tale filosofia tutta la filiera ne ottiene vantaggio, a partire da chi produce, da chi investe in nuovi progetti di street food e di tutto il territorio che viene valorizzato, conosciuto è scoperto come nuova meta gourmet. Lo street food è un grande volano di crescita per tutti i valori e i principi che gravitano intorno alla cultura gastronomica iscritta nel DNA di ogni popolo.

Personalmente lo trovo uno strepitoso esempio di cibo, marketing e turismo, la triade perfetta per dar vita al nuovo Rinascimento italico.

buon business a tutti!

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